Eco di mille apparenze


Eco di mille apparenze. Nell’enigma
delle navi e delle scie sugli oceani,
ambisco a gettare il sale nelle acque,
a gettare l’amo per un misero pasto.

 

Note acute del mattino scherniscono
il già atteso ferito temporale;
di invisibili marionette circondata
è la notte che inerme vigila.

 

Solo dei venti battenti odo far boato,
delle naufragate speranze salvate.
Nella barca di fortuna getta ancora
il pescatore la canna sulla riva.

 

Alla noncuranza e all’irrequietezza
d’un viandante mi lascio andare;
così dalla paura nel sacro cinerario
depongo la sensibile mezzanotte.

 

No, non ai nostri piedi fiorirà la fine;
non un cupo raggio appassirà più
i mirtilli neri; non fiorirà più
il nero nei fondali oceanici.

 

Non più silenti saranno i tigli.
E si depone sulle labbra il vento
tra un pianto e una desolazione,
nell’attesa di un’insolita partenza.

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