Canto della solitudine


Smarrito cedo il passo al vuoto impalpabile,
alla vertigine della solitudine fortificante.
Crollo di fronte le incertezze, e vanamente
accolgo in petto altre felicità, altre speranze.

 

Isolato, a ridosso della riva, non temo ormai
l’imminente amplesso di dolori e finzioni;
del mare appassito raccolgo indiscreto
solo qualche incerto ricordo necessario.

 

Debole e malato diviene il soffio del vento
come triste presagio; il lezzo meschino
della morte s’affianca fedele piantando
salde radici, e offuscato è il cammino.

 

Sconfitto è il sentire l’odor della sera.
Dipingendo porti dismessi sfociano
i ricordi nei prati del cuore; temporali
si poggiano sopra la pelle ruvida.

Così divampa la solitudine come incendio
indomabile; all’argentea luna confesso
estranei sentimenti, peccati inconfessati,
l’ultima menzogna delle parole d’amore.

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